Navighiamo insieme fra i termini della crisi dei debiti sovrani.
Il rapido susseguirsi di crisi bancarie e di stati sovrani
ha spinto la finanza al centro alle prime pagine dei quotidiani e dei programmi
tv. Molto spesso il lettore, che cerca di capire gli accadimenti che lo
circondano, non riesce neppur minimamente a comprenderli a causa del vorticoso
e continuo afflusso di nuovi termini, sempre più tecnici, di cui sono colmi i
giornali.
Binario13 vuole assistere il povero lettore in questa sua
titanica opera di avvicinamento ai fenomeni e alle cause che ogni giorno gli
rendono la vita più complessa.
- Bond. Nome inglese delle obbligazioni. Possono essere emesse da stati sovrani o da imprese private. Ogni paese ha delle proprie norme sulle procedure, i limiti e i soggetti autorizzati all'emissione. Il processo di globalizzazione e le varie direttive comunitarie hanno portato però ad una forte armonizzazione delle diverse discipline.
- Crisi di liquidità e d'insolvenza. Un soggetto si trova in crisi di liquidità quando, tenendo conto di tutto il denaro a sua disposizione, non riesce a far fronte ai deflussi numerari immediati. Molto spesso dalla crisi di liquidità si passa ad una di solvibilità perchè, il soggetto, alla disperata ricerca di liquidità per far fronte alle proprie scadenze, è costretto a svendere i suoi assets fino a estremi in cui il valore del suo attivo risulta minore a quello del passivo. I vari Ltro effettuati dalla Banca centrale europea sono serviti proprio per evitare che le banche, causa la paralisi dell'interbancario, l'impossibilità di emettere obbligazioni a tassi ragionevoli e spesso vittime della fuga di capitali dal paese d'origine, passassero da una crisi di liquidità ad una, molto più grave, d'insolvenza.
- Bond vigilantes. Termine coniato negli anni '80 dall'economista Ed Yardeni per designare gli investitori che vendono in massa titoli di stato di un paese quando perdono fiduccia nelle sue politiche monetarie e/o fiscali. La paura del deficit di bilancio è ispirata in primo luogo dal timore di un attacco speculativo da parte loro.
- Haircut. Pratica usata negli affari da circa 200 anni. Consiste nel taglio di valore di un bene. Nel caso delle obbligazioni si applica al valore nominale del bond ovvero la somma che verrebbe restituita al momento del rimborso. Immaginiamo che le obbligazioni siano zero coupon (prive di cedola) e ciascuna di esse sia emessa ad un valore pari a 90 €, con un valore nominale pare a 100 €. Il profitto per l'investitore di conseguenza sarà pari a 10 € per cada obbligazione detenuta sino alla naturale scadenza. Ipotizziamo ora un haircut del 30%. Questo significa che al momento della scadenza dell'obbligazione, all'investitore verrebbero restituiti solo 70 € per cada bond detenuto, con la conseguente perdita secca di 20 € per cada obbligazione detenuta.
- Bail-out. Conosciuto anche come riscatto finanziario. Consiste nel prestare del denaro ad un'entità che si trova in prossimità della bancarotta al fine di salvarla dall'insolvenza. Il denaro può essere concesso o tramite un finanziamento d'emergenza o, come capita spesso nel mondo delle imprese, con un mix fra iniezione di nuovo capitale e l'apertura di nuove linee di credito. Il bail-out crea dei grossi rischi in termini di “azzardo morale” perchè incentiva gli stati sovrani ad intraprendere politiche di finanza pubblica che non tengano conto del rapporto fra entrate ed uscite e le imprese private ad assumere rischi eccessivi. Un agire così avventuroso è dato dagli alti profitti (imprese) o benefici elettorali (stati) che avrebbero se la loro rischiosa manovra funzionasse e dalla certezza, che in caso contrario, interverrebbe un soggetto esterno che, grazie al suo denaro, li salverebbe. Gli interventi su Grecia, Irlanda e Spagna rientrano in questa fattispecie.
- Bail-in. Consiste in tutta una serie di operazione e conversioni che dovrebbero evitare il fallimento di un impresa facendo ricorso ai suoi azionisti e creditori. Il caso di Cipro è emblematico. Sono stati impiegati, per coprire le perdite legate alla mala gestione delle banche, oltre agli azionisti (come da prassi) ma anche i creditori (obbligazionisti non solo subordinati) e coloro che avevano depositi eccedenti i 100.000 € (limite sotto il quale sussiste la garanzia statale ed europea sui depositi). Questa nuova tecnica permette di aggirare il problema dell'azzardo morale ma rischia di creare delle difficoltà ai paesi periferici dell'Unione Europea le cui banche, già in difficoltà per la crisi dei debiti sovrani e da una forte crisi di liquidità, rischierebbero di subire un progressivo deflusso di depositi verso le banche del nord Europa, percepite come più solide. Bisogna sempre ricordarsi che i meccanismo ottimali dal punto di vista teorico nella pratica rischiano di creare scompensi maggiori. Nei prossimi mesi vedremo le conseguenze della sua applicazione su Cipro. Non è da escludere che un forte deflusso di depositi possa portare ad un bail-out, questa volta molto più grosso di quello che sarebbe stato necessario in precedenza.
- Esm (European Stability Mechanism). Conosciuto anche con il nome di Fondo salva stati, è stato istituito, dopo aver modificato il trattato di Lisbona e con l'approvazione del Parlamento e del Consiglio europeo, nel marzo del 2011. Nato come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona Euro ha una struttura e dei poteri molto simili a quelli del Fondo monetario internazionale (FMI) con un'operatività, però, circoscritta alla sola Europa. Attivo dal luglio del 2012, dispone di circa 650 miliardi di Euro e va a sostituire il FESF (Fondo europeo di stabilità finanziaria). Per finanziarsi emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella Banca centrale europea), e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo ESM, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. Lo ESM impone, per remunerare il capitale impiegato nell'intervento di salvataggio, un tasso di interesse che, oltre alla copertura dei costi operativi, deve garantire un profitto e subordina inoltre l'intervento a tutta una serie di interventi macroeconomici da attuare entro un prefissato arco temporale. La sua governance è articolata su vari organi: a) consiglio dei governatori, formato dai ministri finanziari della zona Euro, b) consiglio di amministrazione, c) direttore generale provvisto del potere di voto, d) collegio di cinque revisori. Le decisioni del consiglio devono essere prese a maggioranza semplice o qualificata. Il voto di ogni Stato membro non è capitario (voto personale), ma in proporzione al valore delle quote versate nel fondo. Lo stato membro perde il diritto di voto finché non risolve la posizione debitoria, e il numero dei diritti di voto è ricalcolato fra gli altri stati. Ciascuno stato mantiene invece l'obbligo di contribuire al capitale autorizzato, anche se diviene beneficiario o riceve assistenza finanziaria dal ESM. Il particolare meccanismo di voto basato su una maggioranza qualificata di 2/3 fa si che i paesi del nord Europa (Paesi Bassi, Germania, Finlandia e Austria che nel complesso detengono il 37,4415% del capitale) riescano a subordinare la concessione dei finanziamenti agli stati in difficoltà all'imposizione di manovre di aggiustamento strutturale, purtroppo troppo centrate sull'austerity e poco sulla crescita, con la conseguente ulteriore depressione dell'economia dei paesi in difficoltà.
- OMT (Outright monetary transactions). Vasto programma di acquisto di bond sovrani a breve termine (scadenza massima pari a tre anni) da parte della BCE. Possono accedervi solo quegli stati riconosciuti come diligenti ovvero coloro che abbiano avviato delle profonde riforme strutturali (mercato del lavoro, liberalizzazioni, finanza pubblica). La liquidità in eccesso emessa con l'acquisto dei bond verrebbe sterilizzata grazie alla vendita di altri titoli in modo tale da non pregiudicare la politica monetaria europea. L'OMT prende il posto del SMT (Securities market program) su cui l'Italia ha beneficiato per circa la metà del totale. Il primo adempimento per usufruire del programma, noto anche come Scudo anti spread, consiste in una formale richiesta di aiuto da parte del paese in difficoltà alla BCE.
- Unione bancaria. All'unione bancaria parteciperanno gli stati che adottano l’euro, e coloro i quali vorranno sottoporsi liberamente al nuovo quadro comune. La Bce assumerà la vigilanza sulle banche che hanno asset per almeno 30 miliardi di euro o un fatturato pari ad un quinto della ricchezza nazionale dello stato di appartenenza. Per via di questi due parametri in ogni paese dell'eurozona saranno vigilate dalla BCE almeno le tre banche più grandi. L'adozione di questi criteri porta però all'esclusione della stragrande maggioranza degli istituti europei, che continueranno ad essere controllati dai regolatori nazionali però, qualora la BCE identificasse delle irregolarità nel processo di controllo delle banche più piccole, avrà sempre la facoltà di intervenire sostituendosi ad essi. Gli istituti controllati da parte della Bce, definiti sistemici, saranno in tutto 150. La vigilanza spetterà ad un nuovo comitato di controllo anche se il consiglio direttivo della Bce avrà sempre l’ultima parola. In una seconda fase l’unione bancaria dovrà portare alla creazione di fondi salva-banche comuni a tutti gli stati, e alla fondamentale garanzia comune dei depositi. Su questi due punti le resistenza nazionali sono ancora molte. L’Eba conserverà, infine, i poteri di regolamentazione del sistema creditizio.
- Basilea III. Si tratta di un articolato insieme di provvedimenti di riforma, predisposto dal Comitato di Basilea, al fine di rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario. Lo strumento cardine per permettere agli istituti di far fronte a future crisi finanziarie è il rafforzamento del capitale, e in particolare la componente di migliore qualità (common equity) che cresce dal 2% previsto con Basilea II al 7% di Basilea III. Per le banche sistemiche nel complesso, tenendo conto dei vari dettami, il capitale minimo richiesto potrebbe ascendere al 12%. Interessanti anche gli interventi sulla leva finanziaria con la creazione di un coefficiente minimo di leva del 3% per il patrimonio tier 1 ossia il rapporto tra il patrimonio tier 1 (calcolato utilizzando la nuova e più stringente definizione del Basilea 3) e il totale dell’attivo della banca non ponderato per il rischio più le esposizioni fuori bilancio, durante un periodo preliminare che decorre dal gennaio 2013.
Gianluigi Usai