A lezioni
di Riciclaggio
Il
carico fiscale in Italia, fra il 1980 e il 2014, è cresciuta del 42% passando
dal 31,4% al 44,6% del PIL.
La
curva di Arthur Laffer mette in relazione l’andamento della pressione fiscale
con il gettito. La punta corrispondente al massimo livello di
tassazione tollerabile dall'economia. Una volta superata tale soglia il gettito
tende progressivamente a diminuire con un risultato opposto rispetto a quello
sperato. Questo fenomeno è ovvio visto che, l'eccessiva pressione fiscale,
porterebbe ad una paralisi degli investimenti, una riduzione dei consumi ed ad una
crescita consistente dell'economia sommersa. Secondo molti studiosi il livello
massimo di tassazione compatibile con lo sviluppo nel lungo periodo è intorno
al 30% del reddito.
Le imprese tendono sempre più a spostare la produzione
in quei paesi dove la tassazione è meno penalizzante. Alle attuali condizioni
l'azienda che vuole e può crescere non lo fa per linee interne, espandendo il
proprio fatturato in Italia ed esportandone una quota, ma perseguirà la via
dell'internazionalizzazione, effettuando acquisizioni all'estero e
beneficiandosi della bassa imposizione che questi paesi offrono. Questo
fenomeno sta impoverendo progressivamente il tessuto produttivo del nostro
paese con delle tristi ed ovvie ripercussioni sul versante occupazionale.
Altri, che non possono percorrere la via della fuga all'estero, ricorrono all'evasione fiscale. Fenomeno che si è convertito in emergenza nazionale, con un'economia sommersa arrivata a pesare per circa il 20% del PIL.
Altri, che non possono percorrere la via della fuga all'estero, ricorrono all'evasione fiscale. Fenomeno che si è convertito in emergenza nazionale, con un'economia sommersa arrivata a pesare per circa il 20% del PIL.
Quando parliamo di economia sommersa dobbiamo
innanzitutto spiegare qual'è la differenza fra evasione ed elusione
fiscale. Nel primo caso si dichiara un imponibile minore rispetto a quello
reale mentre nel secondo caso, sfruttando la normativa fiscale, si fa passare
un'operazione per un'altra che comporta minori imposte. Per tanti anni uno dei
principali tributaristi italiani, prima di passare alla cronaca per le sue
spericolate operazioni finanziarie, è stato Enrico Sindona. All'interno del
libro "Il mistero di Sindona",
scritto da Nick Tosches, il protagonista racconta all'autore alcune delle
tecniche maggiormente utilizzate, allora come oggi, per riciclare il denaro
sottratto al fisco. Ecco a voi una succinta ricostruzione, tratta dal libro, di questi meccanismi.
Consulenza. Se per esempio tu volessi riciclare
una quantità relativamente modesta di denaro, diciamo 150 milioni di dollari,
tutto ciò che dovrai fare è costituire una società con certificati al portatore
in un paradiso fiscale. Fatto ciò, depositerai il denaro sporco sul conto della
società. Questa è protetta dalle leggi sulla segretezza, perciò nessuno verrà
mai a sapere che dietro le quinte ci sei tu. Fra te e la società verrà stipulato
un contratto di consulenza, o d'impiego, in cui verranno stabilite le
condizioni di pagamento di immaginarie prestazioni professionali. Queste ti
verranno pagate in denaro riciclato. Per un magistrato è virtualmente
impossibile dimostrare che l'accordo fra te e la società è falso, soprattutto
se i documenti sono stati redatti correttamente.
Sistema del doppio prezzo. Dovrai
acquistare un immobile che, immaginiamo, sia stato valutato 3 milioni di
dollari. Registrerai il pagamento di un milione di dollari e pagherai altri due
con denaro sporco. Dopo l'acquisto spenderai una certa somma per migliorare
l'immobile, diciamo 300 mila dollari. Dopo qualche mese, o dopo un anno,
venderai la proprietà al prezzo di 3,3 milioni di dollari, il suo valore
effettivo. Se sei un cittadino americano e se hai eseguito l'intera operazione
in America, dovrai pagare circa il 25% di imposte sui due milioni di dollari di
guadagno. Nel contempo avrai reso pulito un milione e mezzo di denaro sporco.
Sistema della doppia fatturazione. Questo era il
metodo utilizzato dal partito comunista per finanziarsi. Ad un certo numero di
selezionate ditte italiane fu concessa l'autorizzazione, dietro approvazione
del PCI, di vendere determinati prodotti acquistati nell'Unione Sovietica. Le ditte
russe spedivano nel Liechtenstein, a società appartenenti a italiani, merce che
figurava in transito, quindi esente da dazi doganali. La merce costava, diciamo
due dollari al chilogrammo quando il prezzo della merce era invece di tre. La
società intermediaria rispediva la merce a determinate società italiane a due
dollari e ottanta centesimi al chilogrammo, lasciando un margine di profitto di
ottanta centesimi a una ditta di comodo di proprietà del PCI. Per i suoi
servizi la ditta italiana traeva un guadagno, superiore al normale, di 20
centesimi al chilogrammo.
Agevolazioni. In molte regioni le industri
godono di agevolazioni finanziarie e fiscali. Le agevolazioni consistono in un
finanziamento a lungo termini e a basso tasso d'interesse e in sovvenzioni che
hanno lo scopo di incoraggiare le ditte a sviluppare le aree più depresse.
Supponiamo che gli impianti e i fabbricati del tuo stabilimento costino un
milione di dollari. Una dita straniera, tua complice, che fornisce impianti
e progettazioni, ti rilascia, dopo regolare contratto, una fattura
d'importo di 1,6 milioni di dollari. La tua società ottiene dallo stato un
prestito da 1,28 milioni (80% del valore) e una sovvenzione di 320 mila
dollari. Questo creerà un fondo nero di 600 mila dollari che, in seguito potrà
essere riciclato con il sistema della doppia fatturazione. La tua società,
cioè, comprerà sottocosto delle materie prime da una società straniera con
azioni al portatore, di cui sei l'anonimo proprietario. Gli acquisti sottocosto
proseguiranno finché i 600 mila dollari in nero non verranno resi puliti con la
falsa contabilità sul conto perdite e profitti. In questo modo avrai un
maggiore utile di 600 mila dollari (il denaro nero riciclato) sui quali
pagherai un imposta sul reddito legalizzando, di conseguenza il capitale.
Gianluigi Usai