domenica 31 maggio 2015

Nuovi e vecchi potenti
  
Sempre più spesso personalità del mondo degli affari sostituiscono i politici nelle posizioni apicali della classifica Forbes sulle donne e gli uomini più potenti del mondo. Seppur questo ranking abbia un funzione puramente orientativa consultarlo risulta utile per comprendere le dinamiche in atto a livello globale. In un futuro non troppo lontano, le persone di seguito descritte, solo alcune delle quali già facenti parte di questa speciale classifica, potrebbero giocare un ruolo decisivo.

Vincent Bollorè, 63 anni, un patrimonio stimato di 7,2 miliardi di dollari, è a capo dell'omonimo gruppo dal 1981. Dopo averlo radicalmente ristrutturato, l'ha trasformato in una conglomerata con interessi che che vanno dal settore della logistica, dove controlla il più importante operatore del settore in Africa, alla pubblicità, con Havas. Ha sviluppato con Pininfarina le vetture elettriche utilizzate da Autolib, il servizio di car sharing attivo a Parigi e in altri 40 comuni dell'Île-de-France. Nel 2011, con la vendita dei canali Direct 8 e Direct Star a Canal + è entrato in Vivendi, colosso francese dell'entertainment. Nel 2014 ne è divenuto presidente e si è reso l'artefice della sua profonda trasformazione con la vendita degli attivi telefonici e la focalizzazione sui contenuti. Alla fine del 2015, una volta ultimato il processo di dismissioni, Vivendi si troverà con ben 18 miliardi disponibili fra cassa e titoli liquidabili. Somma che ha già suscitato l'interesse di grossi investitori, quali per esempio Peter Schoenfeld, che invano hanno cercato di costringere la società a distribuire tale somma. In Italia, dove Bollorè è da lungo corso azionista di Mediobanca, proprio in questi giorni Vivendi si sostituirà a Telefonica nel ruolo di primo azionista di Telecom Italia. Il mercato italiano è fertile. La convergenza telefonia – contenuti è solo ad uno stadio embrionale. Il settore della pay tv è caratterizzato dalla presenza di operatori, Sky e Mediaset, in difficoltà. I tempi sono quindi maturi per permettere a Vivendi di diventare il leader del mercato italiano. Obiettivo raggiungibile sfruttando le sue risorse per rafforzare la sua posizione in Telecom e, allo stesso tempo, espandersi nei contenuti, magari acquisendo Mediaset Premium, concessionaria dei diritti tv per la Champions league per i prossimi tre anni ma bisognosa di risorse per crescere.

Toru Hotchi è un oscuro funzionario del ministero della difesa giapponese. Ufficialmente direttore della divisione per gli armamenti, nella pratica, seguendo le orme di quanto fecce il MITI[1] per l'industria civile, si occupa di sponsorizzare e favorire la vendita di armi giapponesi all'estero. Il rinato attivismo nipponico si è reso possibile grazie alla modifica dei tre principi fondamentali nazionali sull’esportazione di armi. Stando a quanto pubblicato dal ministero della difesa di Tokyo, il paese esporterà armi solo a coloro che risulteranno avere una gestione appropriata dell’equipaggiamento richiesto. L'affievolimento della legge permetterà al settore, confinato ai soli confini domestici a seguito della II guerra mondiale, di partecipare alla corsa agli armamenti in atto in Asia. L'India, per esempio, conta di spendere 150 miliardi di dollari per ammodernare il proprio apparato militare da qui al 2027. Gli altri paesi della regione, intimoriti dalla crescente potenza cinese, faranno lo stesso. Le imprese giapponesi non sono ancora preparate per competere su un mercato tanto complesso, dove politica ed affari si incrociano in un grimorio indipanabile. Possono però già contare su una indiscussa posizione di leadership in alcune nicchie di mercato come quella dei sottomarini diesel o degli aerei anfibi. In futuro vedremo se Toru Hotchi sarà stato in grado di aiutare, fornendo un adeguato supporto diplomatico, le imprese giapponesi nella conquista dei mercati mondiali.

Mohammad bin Salman, 34 anni, dal 23 gennaio 2015, lo stesso giorno in cui suo padre è asceso al trono degli Al Saud, è il nuovo ministro della difesa dell'Arabia Saudita. Come principale consigliere del re,ha favorito un profondo cambio nelle alte sfere del paese, conclusosi, il 29 aprile, con la rimozione del fino ad allora principe ereditario. Grazie a questa manovra Mohammad ha consolidato il suo potere divenendo al contempo terzo nella linea di successione. Il principe ha favorito uno stile di governo decisamente più dinamico ed aggressivo. L'intervento in Yemen, operazione che sta dirigendo in prima persona, evidenza ulteriormente il cambio di rotta. L'Arabia Saudita si trova in una situazione complessa. Gli americani stanno cercando di porre fine ad anni di lotta con l'Iran, principale nemico del regno. Questo accordo potrebbe in futuro privare Riyadh del prezioso supporto americano in chiave anti - iraniana. A livello economico il paese è impegnato in una lotta per il mantenimento della primazia nel mercato globale del petrolio contro il duo Iran - Irak e i grandi produttori shale americani. Obiettivo spregiudicatamente perseguito favorendo un rapido crollo del prezzo del greggio a cui il regno può far fronte, visti i suoi bassi costi di estrazione, ma non molti altri membri dell'OPEC. Il regno degli Al Saud è un paese fra due mondi con un piede nel medioevo e uno nel nuovo millennio. Mentre il governo continua ad interpellare gli ulema sulla congruità o meno ai principi del Wahhabismo di ogni importante provvedimento, il volto della città è sempre più costellato da nuovi grattacieli e moderne infrastrutture. Solo fra un anno paio di anni potremo sapere se il nuovo deciso approccio del paese in campo economico e politico avrà avuto successo. Da esso probabilmente dipenderà anche il destino del giovane principe.

Gianluigi Usai


[1] Ministero per il Commercio Internazionale e l’Industria.