giovedì 21 marzo 2013

Binario13: Politica

Renzi o non Renzi?.....il nodo gordiano del PD!

L'esito delle elezioni politiche[1] sarebbe cambiato se il candidato premier fosse stato Matteo Renzi? Questo è il "punto zero" che all'interno del Partito Democratico (PD) stanno cercando disperatamente di comprendere da giorni.

Tutti i grandi partiti occidentali trovano le loro fondamenta in filosofie politico-sociali e non nel verbo di un capo carismatico. Il PD è, in questo momento, l'unica formazione italiana rientrante in questa fattispecie e quindi assimilabile a quelle delle altre democrazie mature. Questo immenso vantaggio di evoluzione politica, che dovrebbe far si che, all'interno della formazione, tutti siano importanti ma nessuno indispensabile, non è stato compreso dai dirigenti Democratici che anzi, nel corso del tempo, sono riusciti a trasformare un punto di forza in uno di debolezza, con continue lotte intestine fra cordate, ognuna delle quali campeggiata da un mandarino. Nessuna delle correnti ha la forza da sola di dirigere il partito con la conseguenza che esso è gestito da un oligarchia di vecchi politici di professione, che si ritengono tutti assolutamente insostituibili. Per il PD possiamo quindi parlare non di leader indispensabile ma di gruppo di indispensabili.

Fin dalla sua nascita il Pd è alla ricerca di una nuova identità e questo lo sta conducendo, tramite scelte sbagliate sostenute in parlamento o candidature di elementi estranei alla sua gente, ad allontanarsi da quelli che sono sempre stati i suoi elettori ovvero i giovani, gli operai e gli intellettuali. Tutti soggetti che, come dimostrano le tornate elettorali degli ultimi dieci anni, stanno trovando nuovi lidi. Anche le vittorie alle primarie di Vendola in Puglia (2005 e 2010), Pisapia a Milano (2010) e Zedda (2011) a Cagliari confermano l'insofferenza del popolo di sinistra verso la linea della segreteria nazionale e di quelle territoriali. La debolezza delle idee, le continue liti interne e le alleanze elettorali, dove il PD pur di governare si rende disponibile a concessioni su punti cardine della politica di sinistra, hanno reso debole il partito portando gli elettori a diffidare di esso e facendolo apparire come solo interessato alle poltrone e non ai bisogni delle persone. Ridicola anche la passeggiata di Bersani a Berlino e a Bruxelles. Se noi italiani avessimo deciso di voler lui al governo di certo non stavamo a guardare quello che desidera la Merkel o Barroso. Anche questo ha testimoniato la debolezza del PD. Un partito con ideali deboli e diviso al suo interno non può vincere perchè non crede in se stesso. Perchè ci dovrebbero credere gli elettori?

Lo scontro che vi è stato ed è tutt'ora in atto fra Renzi e Bersani non è dovuto, così come credono in molti, tanto ad uno scontro generazionale, ovvero vecchi contro giovani, ma bensì fra coloro che cercano di cambiare l' infruttuosa rotta che segue il partito da anni e fra coloro che spingono per mantenere la stessa direzione. Che la tesi del conflitto d'età non regga c'è lo conferma la composizione della segreteria del partito, di cui nove decimi dei componenti sono sulla quarantina e due di loro, Stefano Fassina e Matteo Orfini,  noti come i  Giovani Turchi,  sono veri e propri centurioni del segretario Bersani. Lo scontro fra Bersani e Renzi è uno scontro fra idee nuove e vecchie.

I tanti episodi di corruzioni in Toscana, Puglia e Lazio, il caso Unipol-BNL, il clientelismo imperante nelle regioni amministrate da compagini di sinistra ma anche il totale immobilismo sulla questione dei costi della politica (stipendi, pensioni, benefit e numero dei parlamentari, abolizione delle province) hanno portato gli elettori a vedere il PD come parte del problema corruzione e non come la soluzione ad esso. La sinistra italiana è la grande sconfitta della questione morale perchè ha criticato altre forze per atti che lei stessa ha compiuto e continua a compiere.

Gli elettori, stanchi delle promesse dei soliti dinosauri, desiderano vedere gente nuova. Sono disgustati dai continui arresti e casi di corruzione. Vogliono loro stessi prendere in mano le redini del paese. Tutti questi elementi hanno portato, insieme alla crisi economica, che già di per se favorisce estremismi e populismi, all'exploit del Movimento 5Stelle. Un movimento non un partito. Peccato che il suo programma elettorale sia, su troppi aspetti centrali, lacunoso o folle. Si pensi per esempio a quando parlano di uscita dell'Italia dall'Euro. Qualsiasi minimo intenditore di aspetti economici e finanziari impazzirebbe al solo pensare alle conseguenze e alla complessità tecnica del compiere una tale operazione. Non si può affidare il paese a degli avventurieri ma non si può neppure mantenere una classe politica ormai appassita.

Il PD deve aprirsi ad un nuovo corso. Se Renzi può aiutare ben venga.

Credo che se il PD avesse candidato lui come premier ora avremo un governo e non dovremo aspettare quel che decide di fare un uomo volubile e iracondo come Grillo. Renzi permette di soddisfare due esigenze degli elettori: è uomo nuovo e giovane; con la sua campagna a favore della  rottamazione dei vecchi, visti come corrotti, è in grado sia di sconfiggere l'antipolitica e il populismo in modo pacato e sereno sia, allo stesso tempo, di dare speranza ad un paese dove troppo spesso i giovani, nonostante valgano, sono tenuti sempre nelle retrovie.

Diventiamo un paese per giovani!

Gianluigi Usai


[1] Le elezioni politiche si sono tenute il 24 e 25 febbraio 2013.

sabato 2 marzo 2013

Binario13: Economia


L'economia spiegata tramite frasi spot.


1.      "La tua spesa é il mio reddito, e la mia spesa é il tuo reddito". (Paul Krugman). I Consumi sono una delle basi del reddito di noi tutti. Se le persone meno abbienti o troppo indebitate sono costrette a ridurre i Consumi i più ricchi e i governi devono prendere il loro posto. In caso contrario la riduzione della domanda comporterà una contrazione del Reddito e questa un'ulteriore contrazione dei Consumi e degli Investimenti e di conseguenza del Reddito. E' una spirale della morte e la legge di Say una pura follia!

2.      "Più i debitori pagano, più saranno indebitati". (Irving Fisher). Le normali regole della buona gestione impongono ai soggetti fortemente indebitati di ridurre le loro spese e di concentrarsi sulla riduzione del loro debito. Quella che a livello di singolo è un'ottima scelta si trasforma in una catastrofe e livello di società ed è quello che si sta verificando a livello Europeo. I paesi spendaccioni sono costretti a tagliare le loro spese ma quelli forti non stanno facendo crescere le loro con la conseguenza che il PIL si contrae e, nonostante la diminuzione delle spese, i PIIGS[1] si ritrovano con un rapporto Debito/PIL crescente. Morale: chi ha pochi soldi risparmi, gli altri spendano!

3.      "Il paradosso del deleveraging". (Himan Minsky). In un contesto di crisi economica e finanziaria le banche tendono a ridurre il leverage[2] per ragione prudenziali visto che il loro è un business basato sulla fiduccia e non possono rischiare di spaventare i depositanti o gli obbligazionisti con politiche creditizie espansive. Le strade che seguono per conseguire questo obiettivo sono due: rafforzamento patrimoniale (come imposto dall'Eba[3] e dalla Fed alle banche occidentali) e diminuzione dell'attivo. Le banche occidentali hanno intrapreso entrambe le strade. L'arresto del credito ha avuto terribili ripercussioni sull'economia, provocandone prima la brusca frenata e dopo una spirale di profonda crisi (alcuni settori sono stati colpiti più di altri, si pensi per esempio all'edilizia). E' possibile uscire da questo scenario tramite un mix di interventi delle banche centrali, che garantiscano liquidità agli istituiti di credito permettendogli di superare gli stress di liquidità e il blocco del mercato interbancario, e interventi di stimolo economico da parte dei governi. Riassumendo: il credito è la linfa che fa muovere l'economia. Se esso si blocca, l'economia si blocca.

La via c'è, dipende solo da noi e dai nostri soci più forti percorrerla!

Gianluigi Usai




[1] Termine dispregiativo usato per indicare: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.
[2] Rapporto fra Debito e Mezzi propri.
[3] L'European Banking Authority è un organismo della UE che dal 1 gennaio 2011 ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo. Ad essa partecipano tutte le autorità di vigilanza bancaria dell'Unione europea.

Binario13: Lifestyle


Mélanie, la parigina dei miracoli e qualche a anticipo di primavera..

Un colpo d’occhio, un colpo di fulmine, un’attrazione istintiva. Sinonimi non ve ne sono più, c’è solamente  il dato di fatto: quando qualcosa ti resta in testa, significa che ti ha colpito, come un fotogramma che viene impresso ed allora non ti rimane che sciogliere il nodo, capire se la fascinazione ha un senso oppure no.

Mélanie è il mio fotogramma. La scopro distrattamente in un film, un bel film tra l’altro[1] e mi accorgo, più avanti, che inizia a diventare un volto sempre più noto, sino a quando, giocherellando col nuovo mito dei servizi musicali digitali, Spotify, leggo, in alto a destra, che mi potrebbe piacere anche nella versione cantante, perché lei, oltretutto, canta e forse, le sue canzoni, non sono neppure tremende.
Si sa le francesi piacciono, hanno del resto un discreto vantaggio costituito dal solo dato della provenienza e della lingua, che mai ha smesso di sedurre..

La Laurent è una vera  Jeune fille parigina, che ricorda tanto i tempi di Brigitte Bardot, Jean Seaberg e Anna Karina ma in un certo senso viene spontaneo associarla anche alle altre affascinanti ed impegnate, che negli ultimi anni ci sono state regalate con copiosa dedizione. Mi riferisco a Charlotte Gainsbourg o alla di lei sorella, Lou Doillon, cantanti e attrici pure loro, nonché alla modella Italo egiziana Elisa Sednaoui, che oltre al fascino dell’esser poliglotta, detiene una numerosa collezione di capacità artistico espressive(modella e attrice, ovvero, in senso generalizzato, “stella emergente” secondo Vogue.it).

A scoprire Mélanie fu Gerard Depardieu, un attore al momento alquanto discusso, quando aveva appena quattordici anni e si aggirava sul set di Asterix e Obelix. Le propose di far parte di quello che sarebbe stato il suo primo film, Un pont entre deux rives, girato nel 1999 e dal quel momento, si può dire, l'ha sempre un pò condizionata, col suo ruolo di mentore primigenio. 

Il suo viso fragile e severo ha inesorabilmente conquistato, con discrezione, diversi registi, facendole  ottenere notevoli risultati per i suoi trent’anni.  Nel 2006 con Je vais bien, ne t'en fais pas, si aggiudica il premio Romy Schneider ed  il suo primo Cesar[2], Oscar del cinema francese, trovandosi di fronte al plauso di buona parte della critica. Da allora sembra incarnare piuttosto la prospettiva di chi è in grado di dimostrare che si può essere seriamente eclettici, senza necessariamente esser figli d’arte, o meglio avere un padre che è un “poeta-cantante maledetto”, che si può fare tutto e dare l’impressione di farlo bene. Il suo di padre non è Serge Gainsbourg, ma nello spettacolo ci rientra lo stesso, in Francia infatti è lui che da la voce al personaggio di Ned Flanders, nella versione francese dei Simpson. Parentesi familiare a parte, questa stellina ha interpretato con merito molte toccanti pellicole d’autore. Al grande pubblico è arrivata probabilmente grazie al tarantiniano Bastardi senza Gloria, dove interpretava Shoshanna Dreyfus, giovane ebrea segnata dalla volontà di vendetta. Mélanie ha origini ebraiche e accettando questo ruolo si è resa certamente disponibile ad affrontare alcune determinanti parti di sé e della sua vita. Già ne “Il Concerto” il passo era avvenuto, dal momento che la vicenda narrata ruotava attorno alle figure di un gruppo di musicisti ebrei, e si sarebbe nuovamente compiuto con “Vento di primavera”, dove la Laurent è un’infermiera ebrea che si oppone al nazismo. Il ciclo ebraico, scelta complessa, probabilmente l’ha resa più completa, l’ha fatta sentire impegnata anche nei confronti della sua storia personale, nei confronti del nonno che ne era testimone.

Negli scorsi giorni è stato presentato, fuori concorso, alla Berlinale “Treno di notte per Lisbona”, Il film  tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Mercier, che la vede interprete al fianco di Jeremy Irons, Christopher Lee e Charlotte Rampling.

Prima di Berlino, già a Cannes, era stata accolta con benevola ammirazione: era del resto stata scelta come madrina della Kermesse, presentando la serata di apertura e di chiusura della manifestazione.
Da regista poi è riuscita a intavolare ben due corti e un lungometraggio, dal titolo Les Adoptes, opera prima che raccoglie critiche niente male. C’è da stimarla o detestarla, ma  sempre con stima, per le diverse competenze che può inserire nel cv, per il fatto stesso che mostra di sapersi  rinnovare senza sosta e che  ostenta una serena consapevolezza della propria genuina bellezza.
E poi c’è la voce: a sentirla in effetti si resta piacevolmente catturati, vittime ancora di quella attrazione compulsiva che Mèlanie la francese può ingenerare. Col suo album pop, inciso assieme all’ex boy friend famoso, Damien Rice[3], esordisce in una miscellanea di atmosfere evocative, sottofondi raffinati e, azzarderei, richiami ai grandi cantautori francesi. Non è detto che piaccia, bisogna aver l’orecchio affinato ai ritmi non sempre esaltanti della musicalità francese, andare forse oltre il primo ascolto. In ogni caso un minuto dedicato a Insomnie o a En t’attendant non è, a mio avviso, tempo mal occupato, è un’esperienza da provare, un modo comunque per testare la fascinazione che Mélanie, su di noi è in grado di esercitare.
Può anche non arrivare, restare li come un’immagine fresca di una primavera che senza imporsi passerà, come le altre, e si lascerà magari dimenticare. La voce può esser letta come piatta, banale, che non riesce a trasmettere emozioni, ma nelle impressioni, è chiaro, risiede un alto tasso di sovrana soggettività.
La segnalazione non può andare oltre, il mio colpo d’occhio si esaurisce su un certo livello di approfondimento della figura che, seppur con grande impegno di analisi, non può che rimanere semplicemente stilizzata.
Le attrazioni in fondo nascono come le intuizioni, alla base c’è lo stesso processo di sensazioni e richiami, riconoscimenti oserei affermare, che si creano e si avvertono. In cosa mi riconosco non so dirlo, magari si tratta di un mero piacevole inganno.

Benedetta Celati



[1] Il Concerto, film del 2009 di Radu Mihaileanu, è una commedia grottesca che racconta la preparazione di un concerto, a Parigi, da parte degli orchestrali del Bolshoi. Per sostituire il violino-solista, il direttore, Aleksei Guskov, vuole a tutti i costi Anne – Marie Jaquet, interpretata magistralmente da Mélanie Laurent.
[2] Si tratta del più prestigioso premio cinematografico d’oltralpe,  assegnato annualmente, dal 1976, dall'Académie des arts et techniques du cinéma ai migliori film e alle principali figure professionali del cinema francese.
[3] Damien Rice è un cantautore irlandese, belloccio, dalla voce dolcemente rauca, graffiante al punto giusto da avere un discreto successo con i suoi diversi album. Tra i pezzi più noti si ricordano The Blower’s daughter, da molti associata al film Closer e Cannonball, sublime e struggente traccia del disco “O”. 

Binario13: Economia


Luci ed ombre della politica monetaria che fu.

Quasi istintivamente, quando pensiamo ad operazioni di mercato aperto o a movimenti del tasso di sconto, costruiamo nelle nostre menti l'immagine di un edificio, al cui interno si cela qualcosa misterioso e portentoso: una banca centrale. Ma cosa sono le banche centrali? Quando iniziarono ad operare con gli strumenti che adoperano oggigiorno? Quali erano le loro finalità e come si ponevano nei confronti dei governi dei loro paesi ovvero erano indipendenti rispetto ad essi?

Il libro "I signori della finanza"[1] di Liaquat Ahamed potrà fornirvi molte risposte. Ci racconta la storia di quattro uomini: Montagu Norman (governatore della Banca d'Inghilterra), Benjamin Strong (governatore della Federal Reserve di New York), Hjalmar Schacht (presidente della Reichsbank) e Emilie Moreau (governatore della banca di Francia) ovvero coloro che condussero le più importanti istituzioni monetarie esistenti nel periodo fra le due guerre mondiali. A molti lettori potrà apparire un inutile perdita di tempo la scelta fatta dall'autore di partire dalla gioventù dei protagonisti. Io, invece, la ritengo un'ottima trovata perché ci permette di comprendere le metodologie di insediamento alla carica di questi signori, profondamente legate a quella che era la situazione socio-culturale dei singoli paesi. A questo riguardo si vede l'eccessiva politicizzazione nelle nomine in Francia, il criterio meritocratico prevalente in Germania e Stati Uniti e la persistente ereditarietà di alcuni offici in Gran Bretagna.

Nel corso del libro il lettore prenderà dimistichezza con il funzionamento del Gold Standerd ovvero quel sistema che legava il valore della moneta di uno stato alla quantità di oro presente nei forzieri della sua banca centrale. Vedrà come già allora i governatori dei maggiori paesi cercassero di coordinare le loro iniziative. Iniziative da cui dipendeva il futuro dei loro singoli paesi ma anche quello degli altri e del sistema industriale e commerciale mondiale nel suo complesso.

Oggi pare quasi normale vedere in tv un incontro fra Mario Draghi (BCE), B. Bernake (FED) e  Masaaki Shirakawa (BOJ) ma allora per i giornali erano eventi misteriosi a cui dedicare decine di pagine di analisi, reportage e pedinamenti e a cui i governatori cercavano di sfuggire, magari organizzando incontri segreti o viaggiando sotto falso nome. Tutte cose che non facevano altro che incrementare la curiosità e l'isteria della stampa.

Il libro è capace di soddisfare il palato di varie tipologie di lettori: da quelli storici, probabilmente colpiti dalla precisa ricostruzione della situazione finanzia dei grandi paesi occidentali nel periodo che va dal 1905 al 1931; cospirazionisti, a causa del forte potere esercitato dalle grandi banche sui processi decisionali e sensazionalistici, per gli effetti della guerra finanziaria.

Il libro, narrando eventi passati, è in grado di fornire una chiave di lettura della realtà attuale così come lo studio della storia dovrebbe fare. L'instabilità del sistema di governo e la profonda corruzione della classe politica francese ricordano, ahimè  la situazione che vive l'Italia dei nostri giorni. Le svalutazioni competitive francesi e il forzoso mantenimento del valore del Franco al di sotto del suo valore reale (fenomeno che potremo definire con il termine di dumping monetario) e le iniziali timide reazioni dei partner, sono molto simili a quello che oggi stanno facendo USA, Cina e Giappone nei confronti della UE e del resto del mondo. La lotta fra ortodossi che auspicano il risanamento dei conti pubblici, l'austerità e il rigorismo monetario contro coloro che preferiscono la svalutazione, come viatico per la crescita, è ancora oggi uno dei punti maggiormente dibattuti, a volte anche con toni assai accesi. Al riguardo le vicissitudini della Germania degli anni '20 del novecento mostrano come la politica di austerity, che oggi si sta imponendo alla Grecia e a tutta l'Europa, non è adatta per creare sviluppo in un contesto di profonda crisi economica come quella che Atene e il nostro continente sta oggi vivendo.

Le banche centrali, fra le tante funzioni, annoverano quella di garantire la stabilità del sistema creditizio. Quale crisi, meglio di quella del '29[2], permette di comprendere appieno gli effetti catastrofici che è in grado di causare la corsa agli sportelli sull'economia di un paese? Nessuna!

Dopo aver letto il libro molti scettici comprenderanno la necessità dei vari TARP[3] e LTRO.[4]

Buona lettura!

Gianluigi Usai





[1] Premio Pulitzer, ambito storico, nel 2010. Miglior libro del 2009 secondo Goldam Sachs e fra i migliori dieci per il New York Times.
[2]  Conosciuta anche con il termine di "Grande depressione" viene, per comodità, fatta iniziare con il crollo di Wall Street. Fu, senza alcun dubbio, la peggiore crisi economica globale della storia.
[3] Acronimo di "Troubled Asset Relief Program". Si tratta di un corposo piano di salvataggio  indirizzato prevalentemente al settore finanziario, varato dal governo degli Stati Uniti nel 2008.
[4] Acronimo di "Long term refinancing operation". Consiste in un'asta di liquidità in cui la BCE concede un prestito alle banche richiedenti, della durata di 3 anni e con un tasso d'interesse pari alla media del tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale calcolata nel periodo dell'operazione stessa. In cambio la BCE riceve dalle banche una garanzia sul prestito, detta "collaterale".