Nuovi e vecchi potenti
Sempre più spesso personalità del mondo degli affari
sostituiscono i politici nelle posizioni apicali della classifica Forbes sulle
donne e gli uomini più potenti del mondo. Seppur questo ranking abbia un
funzione puramente orientativa consultarlo risulta utile per comprendere le
dinamiche in atto a livello globale. In un futuro non troppo lontano, le
persone di seguito descritte, solo alcune delle quali già facenti parte di
questa speciale classifica, potrebbero giocare un ruolo decisivo.
Vincent Bollorè, 63 anni, un patrimonio stimato di 7,2
miliardi di dollari, è a capo dell'omonimo gruppo dal 1981. Dopo averlo
radicalmente ristrutturato, l'ha trasformato in una conglomerata con interessi
che che vanno dal settore della logistica, dove controlla il più importante
operatore del settore in Africa, alla pubblicità, con Havas. Ha sviluppato con
Pininfarina le vetture elettriche utilizzate da Autolib, il servizio di car
sharing attivo a Parigi e in altri 40 comuni dell'Île-de-France. Nel 2011, con
la vendita dei canali Direct 8 e Direct Star a Canal + è entrato in Vivendi,
colosso francese dell'entertainment. Nel 2014 ne è divenuto presidente e si è
reso l'artefice della sua profonda trasformazione con la vendita degli attivi
telefonici e la focalizzazione sui contenuti. Alla fine del 2015, una volta
ultimato il processo di dismissioni, Vivendi si troverà con ben 18 miliardi
disponibili fra cassa e titoli liquidabili. Somma che ha già suscitato
l'interesse di grossi investitori, quali per esempio Peter Schoenfeld, che
invano hanno cercato di costringere la società a distribuire tale somma. In
Italia, dove Bollorè è da lungo corso azionista di Mediobanca, proprio in
questi giorni Vivendi si sostituirà a Telefonica nel ruolo di primo azionista
di Telecom Italia. Il mercato italiano è fertile. La convergenza telefonia –
contenuti è solo ad uno stadio embrionale. Il settore della pay tv è
caratterizzato dalla presenza di operatori, Sky e Mediaset, in difficoltà. I
tempi sono quindi maturi per permettere a Vivendi di diventare il leader del
mercato italiano. Obiettivo raggiungibile sfruttando le sue risorse per
rafforzare la sua posizione in Telecom e, allo stesso tempo, espandersi nei
contenuti, magari acquisendo Mediaset Premium, concessionaria dei diritti tv
per la Champions league per i prossimi tre anni ma bisognosa di risorse per
crescere.
Toru Hotchi è un oscuro funzionario del ministero della
difesa giapponese. Ufficialmente direttore della divisione per gli armamenti,
nella pratica, seguendo le orme di quanto fecce il MITI[1]
per l'industria civile, si occupa di sponsorizzare e favorire la vendita di
armi giapponesi all'estero. Il rinato attivismo nipponico si è reso possibile
grazie alla modifica dei tre principi fondamentali nazionali sull’esportazione
di armi. Stando a quanto pubblicato dal ministero della difesa di Tokyo, il
paese esporterà armi solo a coloro che risulteranno avere una gestione
appropriata dell’equipaggiamento richiesto. L'affievolimento della legge
permetterà al settore, confinato ai soli confini domestici a seguito della II
guerra mondiale, di partecipare alla corsa agli armamenti in atto in Asia.
L'India, per esempio, conta di spendere 150 miliardi di dollari per ammodernare
il proprio apparato militare da qui al 2027. Gli altri paesi della regione,
intimoriti dalla crescente potenza cinese, faranno lo stesso. Le imprese
giapponesi non sono ancora preparate per competere su un mercato tanto
complesso, dove politica ed affari si incrociano in un grimorio indipanabile.
Possono però già contare su una indiscussa posizione di leadership in alcune
nicchie di mercato come quella dei sottomarini diesel o degli aerei anfibi. In
futuro vedremo se Toru Hotchi sarà stato in grado di aiutare, fornendo un adeguato
supporto diplomatico, le imprese giapponesi nella conquista dei mercati
mondiali.
Mohammad bin Salman, 34 anni, dal 23 gennaio 2015, lo stesso
giorno in cui suo padre è asceso al trono degli Al Saud, è il nuovo ministro
della difesa dell'Arabia Saudita. Come principale consigliere del re,ha
favorito un profondo cambio nelle alte sfere del paese, conclusosi, il 29
aprile, con la rimozione del fino ad allora principe ereditario. Grazie a
questa manovra Mohammad ha consolidato il suo potere divenendo al contempo
terzo nella linea di successione. Il principe ha favorito uno stile di governo
decisamente più dinamico ed aggressivo. L'intervento in Yemen, operazione che
sta dirigendo in prima persona, evidenza ulteriormente il cambio di rotta.
L'Arabia Saudita si trova in una situazione complessa. Gli americani stanno
cercando di porre fine ad anni di lotta con l'Iran, principale nemico del
regno. Questo accordo potrebbe in futuro privare Riyadh del prezioso supporto
americano in chiave anti - iraniana. A livello economico il paese è impegnato
in una lotta per il mantenimento della primazia nel mercato globale del
petrolio contro il duo Iran - Irak e i grandi produttori shale americani.
Obiettivo spregiudicatamente perseguito favorendo un rapido crollo del prezzo
del greggio a cui il regno può far fronte, visti i suoi bassi costi di
estrazione, ma non molti altri membri dell'OPEC. Il regno degli Al Saud è un
paese fra due mondi con un piede nel medioevo e uno nel nuovo millennio. Mentre
il governo continua ad interpellare gli ulema sulla congruità o meno ai
principi del Wahhabismo di ogni importante provvedimento, il volto della città
è sempre più costellato da nuovi grattacieli e moderne infrastrutture. Solo fra
un anno paio di anni potremo sapere se il nuovo deciso approccio del paese in
campo economico e politico avrà avuto successo. Da esso probabilmente dipenderà
anche il destino del giovane principe.
Gianluigi Usai
Gianluigi Usai
[1] Ministero per il Commercio Internazionale e
l’Industria.
Nessun commento:
Posta un commento