domenica 17 febbraio 2013

Binario13: Arte e Cultura


The Quartet: non perdetevelo!

So di essere un incredibile nostalgico di tempi andati e di una certa tipologia di film, che richiama un atmosfera bohémien e da opera pur sapendo di essere un grande ignorante su queste tematiche.
Ieri sera, attirato dalla presenza di Maggie Smith, attrice verso la quale provo una particolare devozione e stima, sono andato a vedere The Quartet. Regia di Dustin Hoffman. Storia di Ronald Harwood. Il film a mio avviso ha vari pregi. Non si pone obbiettivi esagerati, difficili tra l'altro da raggiungere da parte di un regista alle prime armi come Hoffman, ma riesce a trasmettere emozione ed ilarità. L'inizio con il Bindisi e la fine con il gala musicale che si conclude con il Quartetto del Rigoletto, che accompagna i titoli di coda, costituisce un perfetto coronamento musicale per una casa di riposo per vecchi musicisti.
Alcuni personaggi sono veramente divertenti come per esempio esempio Michael Gambon, che interpreta Cedric Livingstone, l'iracondo direttore artistico del gala musicale che questi vecchini, quasi tutti rigorosamente squattrinati, organizzano una o più volte all'anno per mantenere in vita Beecham House, la casa di riposo per musicisti dove vivono, o ancora la svampita Cecily (Pauline Collins) o il libertino Wilfred (Billy Connolly). Ovviamente tutto il mio amore va per la Smith che, con la sua naturale e britannica eleganza, riesce, come al suo solito, ad interpretare perfettamente la sua parte, in questo caso la vecchia gloria dei teatri, ormai in declino, che, consapevole della solitudine a cui l'ha condotta la ricerca del successo, ritorna da Reginald (Tom Courtenay), sua grande fiamma del passato.
Fra prove di cori e di complessi, riunioni segrete del comitato organizzativo del gala e sfuriate, il film accompagna lo spettatore fino alla fine senza mai farlo annoiare. Apprezzabile  la scelta di aver utilizzato per interpretare i personaggi della casa di riposo vecchi artisti ormai in pensione. Cos'altro aspettarsi però, se non questa scelta, da un film che vuole esaltare la continuazione dei loro interessi, anche se in forma più soft, da parte degli artisti, e dei vecchini in generale, nonostante la malattia e l'età facciano di tutto per frapporgli ostacoli?
Dopo questo film io sono disponibilissimo a dare fiduccia ad Hoffman per la sua seconda eventuale avventura come regista.

Gianluigi Usai

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