Luci ed ombre della politica monetaria che fu.
Quasi istintivamente, quando pensiamo ad operazioni di mercato aperto o a movimenti del tasso di sconto, costruiamo nelle nostre menti l'immagine di un edificio, al cui interno si cela qualcosa misterioso e portentoso: una banca centrale. Ma cosa sono le banche centrali? Quando iniziarono ad operare con gli strumenti che adoperano oggigiorno? Quali erano le loro finalità e come si ponevano nei confronti dei governi dei loro paesi ovvero erano indipendenti rispetto ad essi?
Il libro "I signori della finanza"[1] di Liaquat Ahamed potrà fornirvi molte risposte. Ci racconta la storia di quattro uomini: Montagu Norman (governatore della Banca d'Inghilterra), Benjamin Strong (governatore della Federal Reserve di New York), Hjalmar Schacht (presidente della Reichsbank) e Emilie Moreau (governatore della banca di Francia) ovvero coloro che condussero le più importanti istituzioni monetarie esistenti nel periodo fra le due guerre mondiali. A molti lettori potrà apparire un inutile perdita di tempo la scelta fatta dall'autore di partire dalla gioventù dei protagonisti. Io, invece, la ritengo un'ottima trovata perché ci permette di comprendere le metodologie di insediamento alla carica di questi signori, profondamente legate a quella che era la situazione socio-culturale dei singoli paesi. A questo riguardo si vede l'eccessiva politicizzazione nelle nomine in Francia, il criterio meritocratico prevalente in Germania e Stati Uniti e la persistente ereditarietà di alcuni offici in Gran Bretagna.
Nel corso del libro il lettore prenderà dimistichezza con il funzionamento del Gold Standerd ovvero quel sistema che legava il valore della moneta di uno stato alla quantità di oro presente nei forzieri della sua banca centrale. Vedrà come già allora i governatori dei maggiori paesi cercassero di coordinare le loro iniziative. Iniziative da cui dipendeva il futuro dei loro singoli paesi ma anche quello degli altri e del sistema industriale e commerciale mondiale nel suo complesso.
Oggi pare quasi normale vedere in tv un incontro fra Mario Draghi (BCE), B. Bernake (FED) e Masaaki Shirakawa (BOJ) ma allora per i giornali erano eventi misteriosi a cui dedicare decine di pagine di analisi, reportage e pedinamenti e a cui i governatori cercavano di sfuggire, magari organizzando incontri segreti o viaggiando sotto falso nome. Tutte cose che non facevano altro che incrementare la curiosità e l'isteria della stampa.
Il libro è capace di soddisfare il palato di varie tipologie di lettori: da quelli storici, probabilmente colpiti dalla precisa ricostruzione della situazione finanzia dei grandi paesi occidentali nel periodo che va dal 1905 al 1931; cospirazionisti, a causa del forte potere esercitato dalle grandi banche sui processi decisionali e sensazionalistici, per gli effetti della guerra finanziaria.
Il libro, narrando eventi passati, è in grado di fornire una chiave di lettura della realtà attuale così come lo studio della storia dovrebbe fare. L'instabilità del sistema di governo e la profonda corruzione della classe politica francese ricordano, ahimè la situazione che vive l'Italia dei nostri giorni. Le svalutazioni competitive francesi e il forzoso mantenimento del valore del Franco al di sotto del suo valore reale (fenomeno che potremo definire con il termine di dumping monetario) e le iniziali timide reazioni dei partner, sono molto simili a quello che oggi stanno facendo USA, Cina e Giappone nei confronti della UE e del resto del mondo. La lotta fra ortodossi che auspicano il risanamento dei conti pubblici, l'austerità e il rigorismo monetario contro coloro che preferiscono la svalutazione, come viatico per la crescita, è ancora oggi uno dei punti maggiormente dibattuti, a volte anche con toni assai accesi. Al riguardo le vicissitudini della Germania degli anni '20 del novecento mostrano come la politica di austerity, che oggi si sta imponendo alla Grecia e a tutta l'Europa, non è adatta per creare sviluppo in un contesto di profonda crisi economica come quella che Atene e il nostro continente sta oggi vivendo.
Le banche centrali, fra le tante funzioni, annoverano quella di garantire la stabilità del sistema creditizio. Quale crisi, meglio di quella del '29[2], permette di comprendere appieno gli effetti catastrofici che è in grado di causare la corsa agli sportelli sull'economia di un paese? Nessuna!
Buona lettura!
Gianluigi Usai
Gianluigi Usai
[1] Premio Pulitzer, ambito storico, nel 2010. Miglior libro del 2009 secondo Goldam Sachs e fra i migliori dieci per il New York Times.
[2] Conosciuta anche con il termine di "Grande depressione" viene, per comodità, fatta iniziare con il crollo di Wall Street. Fu, senza alcun dubbio, la peggiore crisi economica globale della storia.
[3] Acronimo di "Troubled Asset Relief Program". Si tratta di un corposo piano di salvataggio indirizzato prevalentemente al settore finanziario, varato dal governo degli Stati Uniti nel 2008.
[4] Acronimo di "Long term refinancing operation". Consiste in un'asta di liquidità in cui la BCE concede un prestito alle banche richiedenti, della durata di 3 anni e con un tasso d'interesse pari alla media del tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale calcolata nel periodo dell'operazione stessa. In cambio la BCE riceve dalle banche una garanzia sul prestito, detta "collaterale".
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