domenica 7 luglio 2013

Quando la Turchia chiama...

Ebru è una giovane Turca di 29 anni che abita da qualche tempo a Parigi.

Proprio in Francia ci siamo conosciute, durante la mia breve esperienza di studentessa all’estero. La mia amica invece è ormai una “radicata” straniera, una che fuori dal proprio Paese ci vive da tempo. Istanbul doveva essere il mio viaggio estivo, solo questo, o meglio proprio questo. Dopo aver deciso la destinazione mai avrei pensato di dover fare i conti con una serie di contingenze, che stavano per rendere questa vacanza qualcosa di più..
Eppure un giorno intercetto brevi notizie via Facebook. Poi intravedo immagini e qualche ansa, preludio di un’ abbondante emorragia di informazioni, di un’inarrestabile fiume in piena di parole e scatti impressionanti.
“Che succede in Turchia? C’è la rivoluzione? “.. Ce lo chiediamo io la mia compagna di viaggio in una stramba conversazione telefonica, al termine di una pesante giornata di altre contingenze..
Penso allora ad Ebru, so che è a Parigi ed immagino che forse, nonostante la lontananza, sia ben più informata di me e di tanti amabili utenti di Twitter.
Non mi sbaglio perchè nel giro di poche ore mi vedo raggiungere da una serie di link che la mia amica decide di girare a me, come ad altri ragazzi italiani conosciuti in Francia.
Il mio forse è un interesse per così dire particolare: voglio davvero partire, magari con una spinta in più, col rumore di fondo della situazione diversa e meno “comune” che si va presentando. Ma a parte questo, desidero come sempre conoscere, perchè sono solo molto curiosa.
Ebru è nata ad Istanbul,  città nella quale ha compiuto i suoi studi universitari ed è diventata psicologa clinica. Per il dottorato ha scelto di lasciare la Turchia e di venire a completare la sua formazione in psicologia proprio a Parigi, città che per molti rappresenta la meta, quando si tratta di andare a studiare fuori.
Mi viene naturale chiedermi come si possa vivere la lontananza da casa in un simile momento.

Chiedo a Ebru che significa per lei essere turca e vivere a Parigi, quando in Turchia scoppia la protesta.
E: E’ difficile non essere adesso in Turchia e non partecipare direttamente alle manifestazioni. Condivido questi sentimenti con altri studenti ed amici che vivono all’estero. Da settimane siamo tutti davanti al pc, seguiamo le notizie, facciamo traduzioni e cerchiamo di diffondere le informazioni il più possibile. È veramente impossibile rimanere insensibili di fronte alla violenza sproporzionata mostrata dalla polizia nei confronti dei manifestanti sin dai primi giorni.
La censura  imposta dal governo turco ai media è diabolicamente forte. Io credo che i turchi che adesso si trovano fuori dal proprio Paese stiano facendo del loro meglio per difforndere le notizie e raggiungere i media internazionali. A titolo di esempio, per far capire la dolorosa forza della censura, basta dire che le manifestazioni sono cominciate ovunque nel Paese il  venerdì mattina presto ma in Francia le persone hanno saputo della loro esistenza solo il sabato, a giornata inoltrata.
Ebru continua a rispondere alle mie domande da Istanbul, città nella quale è rientrata solo da pochi giorni

E: Ora che sono ad Istanbul da circa una settimana, partecipo attivamente ai forum ed alle manifestazioni. Posso concretamente avvertire il diverso punto di vista, dopo aver vissuto dall’estero la situazione, quello che però in fondo non cambia è il risultato. Si tratta del movimento più democratico che io abbia mai visto nella storia del mio Paese, che riesce a cogliere non solo i problemi attuali ma anche i conflitti alla base di questi novanta anni di Repubblica, le istanze dei diversi popoli e delle diverse parti della Turchia. Occorre sottilineare bene questo aspetto, poichè il movimento ha raggiunto e “scosso” la maggior parte dei territori turchi, non soltanto la città di Istanbul.

B: l'AKP[1], il partito islamico-conservatore che governa il Paese, ha dato avvio ad una serie iniziative, frutto di scelte politiche impopolari( mi viene in mente l’imposizione del divieto di bere alcool dalle 22 fino alle 6 del mattino, ad esempio). Ti chiedo un’opinione in merito al  peso che tu pensi possano aver avuto questi elementi per lo scoppio delle proteste in Turchia. Quanto sono stati, a tuo avviso, determinanti?
E: Effettivamente, pensando ai diversi divieti imposti dalle autorità turche, l’impressione che si avverte non è solo quella della loro natura ridicola ma anche della loro incredibile tempistica rispetto agli eventi che hanno attraversato la Turchia. Mi spiego meglio. Il divieto di abortire, per fare un esempio concreto, è stato imposto in un momento molto delicato per il Paese, quando appunto vi era stato un tremendo attentato in un villaggio curdo, che aveva causato parecchie vittime (53 morti secondo le stime ufficili, molti di più secondo la gente). Questi divieti vogliono raggiungere l’obiettivo di manipolare la realtà, venedo ad essere prescritti sempre in momenti cruciali per il governo turco, in momenti di crisi.
I giovani si sono presi gioco di tutta questa politica repressiva dell’AKP proprio perchè l’AKP mira a controllare la nostra vita quotidiana così come le nostre menti.

B: Osman Baydemir, sindaco della città di Diyarbakir e militante attivista per i diritti umani, parla esplicitamente di “Democrazia islamica” per definire l’attitudine paternalistica dell’AKP[2]. Concordi con questa definizione?
Diyarbakir (Amed in curdo) è una città fondamentale per il movimento curdo. Poco tempo fa è accaduto qualcosa di molto importante: in un villaggio di Diyarbakir, che si chiama Lice, i cittadini hanno potestato contro la costruzione di un struttura  annessa al commissariato, avanzando istanze di pace e democrazia. Questa manifestazione è costata la vita al giovane Medeni Yıldırım, di appena diciotto anni, e il ferimento di decine di persone. Quei proiettili sono quelli che quotidianamente ci vengono sparati addosso, a noi, alla pace, alla democrazia e alla nostra solidarietà. Chiaramente il movimento di Lice non è diverso da quello del Gezi park.   Non sono affatto d’accordo con la definizione di “democrazia islamica”: siamo proprio oltre! Non si può assolutamente parlare di democrazia, visto che siamo di fronte ad una vera e propria dittatura.


B: C’è chi nell’AKP prende le distanze dalle posizioni di Erdogan. Pensi che vi sia la concreta possibilità di elezioni aniticpate?
E: Attendiamo ogni giorno che il governo faccia un passo  ma le cose non cambiano, continuano anzi le menzogne. I media turchi sono incredibilmente sottomessi al potere del governo e sfortunatamente c’è chi in Turchia segue le informazioni alla televisione e crede a quel che sente. Con questo sistema le elezioni anticipate non serviranno a niente : quella che si andrebbe a realizzare non sarebbe altro che una sorta di “dittatura plebiscitaria”! Il movimento di Gezi non chiede certo le elezioni anticipate, senza cambiare il sistema, infatti, non potremo che rimanere allo stesso punto di partenza. Non c’è del resto fiducia nel governo per quanto riguarda lo scrutinamento dei voti: si temono i brogli; la maggior parte degli attivisti di Gezi vorrebe essere impegnata attivamente nelle elezioni per allontanare il pericolo della frode.

B: Il progetto di costruire un centro commerciale con la moschea al posto degli alberi del gezi park è l’emblema di quello che possiamo definire il capitalismo di matrice islamica. La Turchia viene vista come uno Stato a laicità controllata. Qual è la tua opinione sulla questione?
E: Esattamente. İl progetto dell’AKP per il parco di Gezi è la costruzione di un grande centro commerciale, di appartamenti di lusso da realizzare sui resti di una antica caserma ottomana e di una moschea. Taksim è una piazza troppo importante nella storia del Paese per il movimento operaio e socialista. Il quartiere rappresenta la diversità del popolo turco ma il governo non può tollerare questa diversità di ideologie e di scelte: questa indipendenza. Non tollera nè l’obiezione nè l’opposizione.

B: la questione della censura è molto grave. Twitter viene additato come il male, il nemico del partito. Quali sono le tue impressioni?
E: Per il momento non vi sono restrizioni per l’utilizzo di internet ma sono state predisposte alcune misure di sicurezza nei confronti di utenti di twitter. Il governo ha chiesto a twitter e facebook di condividere le informazioni degli utenti, questo però non impedisce alla gente di difforndere notizie sui social networks. La gente ormai non ha più paura delle restrizioni e delle minacce del governo. 


B : Ti chiedo infine quali sono le tue speranze per la Turchia, cosa desideri per questo Paese ?
E : In questo momento a Istanbul stiamo cercando di non lasciare mai vuote le piazze ed i parchi. Durante la settimana vi sono forum nei parchi e nei quartieri della città, dove la gente si riunisce per parlare del futuro del movimento. Il sabato  vi è una manifestazione in piazza Taksim, organizzata dal collettivo “Solidarietà per Taskim”, per commemorare i morti e continuare a porre al governo quelle domande che per giorni avete letto sugli slogans. Si prospetta un periodo molto lungo, io però nutro una certa speranza nel futuro, spero che si possa ricostruire la democrazia con un modello maggiormente partecipativo e meno rappresentativo, nel quale la gente possa essere coinvolta davvero. Noi vogliamo l’abolizione dei divieti di manifestazione nelle piazze e nei luoghi pubblici della Turchia. Noi chiediamo l’abolizione degli ostacoli frapposti alla libertà di espressione. Chiediamo che coloro i quali sono responsabili di aver impedito al popolo  il fondamentale diritto democratico di manifestare dall’inizio della resistenza contro la distruzione del parco Gezi , coloro i quali hanno ordinato o fatto applicare tali ordini antidemocratici, che hanno causato il ferimento di migliaia di persone e la morte di cinque cittadini, siano destituiti dalle loro funzioni. Vogliamo che sia vietata ed impedita la violenza senza misura rivolta dalla polizia nei confronti dei manifestanti. Chiediamo la rimessa in libertà immediata di tutti i nostri amici che sono stati colpiti da misure di sicurezza o da arresti, ovunque in Turchia, per il fatto stesso di aver partecipato alla resistenza.
Mi associo alle speranze di Ebru, leggendo nelle sue parole un forte senso di partecipazione a quella che lei stessa chiama resistenza.

Ringrazio Ebru Yilmaz.

Benedetta Celati

[1]  Partito per la Giustizia e lo Sviluppo guidato dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan.

[2] Si parla anche di islamokemalismo, ovvero dell’approccio dall’alto al basso alla democrazia (we know best democracy) che è stato assorbito dagli esponenti dell’Akp ma risale alle élite repubblicane e kemaliste.

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