Convergenza al Centro.
All'interno
di qualsiasi movimento o partito politico democratico è norma che convivano
componenti più radicali e altre moderate.
Nei
partiti di destra i confronti interni vi sono ma hanno delle
conseguenze più limitate. Quando però la base ideologica inizia a
traballare, le conseguenze possono essere imprevedibili. La spaccatura nel Great
Old Party o le lotte intestine all'interno del Pdl sono solo alcuni degli
ultimi episodi di questo fenomeno.
Se
la destra non piange la sinistra di certo non ride. Le forze socialiste, per
loro stessa natura, hanno dei problemi di conflittualità interna. Tutti hanno
un idea e al suo altare sono disposti a sacrificare qualsiasi risultato
elettorale. Anche la motivazione più banale può portare ad una scissione. Il
teatrino di scontri quotidiani è patetico. Si pensi, per esempio, alla soap
opera rosa fra Hollande, la sua compagnia e Ségolène Royal. Alle
deprimenti peripezie dei socialisti spagnoli nel periodo incorso fra Felipe
González e Zapatero o all'avvilente situazione del PD in Italia.
I
grandi partiti, controllati da una burocrazia interna gerontologica, fanno di
tutto per osteggiare l'ascesa delle forze nuove. A destra, i giovani, solo dopo
molti anni di devota militanza si permettono di attaccare il leader e lo fanno
quando questi è ormai lungo il viale del tramonto. Ne sono esempi Sarkozy con
Chirac o Alfano con Berlusconi.
A
sinistra, le nuove anime, vista la perenne debolezza del “capo”, continuamente
attaccato da tutte le correnti interne, possono immediatamente ambire a
rimpiazzarlo. La geronto-burocrazia, per preservare se stessa, però, si mette
immediatamente in moto e tenta, non tramite giuste esplicazioni ma attraverso
ridicole regole e insulsi maneggi, di bloccare il nuovo che avanza. Risultato?
La gente percepisce la Sinistra come retrograda, vecchia e inadeguata.
Oggi
i tradizionali shareholders dei partiti hanno perso peso. Il gioco è diventato
dinamico e le alleanze mutevoli a seconda del tempo. La base ideologica si è
fatta più flebile e destra e sinistra, quasi a ripudiare se stesse, si fanno
chiamare centro destra e centro sinistra. Sono diventate frequenti le
convergenze fra le anime moderate dei vari schieramenti, il cui pensiero
diverge ormai maggiormente da quello delle anime radicali del proprio partito
che da quello degli avversari moderati.
La
vera dote di un uomo politico consiste nel saper cogliere l'attimo. Il momento
propizio. Quello in cui la forza cumulata di tutti i fattori avversi sia al
minimo. Lo seppe cogliere la Thatcher che, con piglio forte e deciso, sconfisse
forze le forze prevaricatrici che paralizzavano il paese. La classe media era
spaventata e preoccupata. La Thatcher seppe vedere e sfruttare per i propri
scopi, la convergenza di pensiero in atto fra le anime moderate di destra e
sinistra, trovando, così, l'energia necessaria per travolgere completamente i
nemici.
Se
ne rese conto persino Napoleone nel 1814, quando, desideroso di continuare la
guerra dentro i patri confini, fu bruscamente destituito con un colpo di stato
istituzionale, campeggiato sia dalle anime tradizionali che da quelle del
bonapartismo moderato. La borghesia aveva paura. I suoi referenti politici ne
trassero le debite conseguenze.
Anche
i movimenti indipendentisti, quando non sono maturi e legittimati da solide
argomentazioni socio economiche rischiano il fracassano.
La
convergenza fra le forze moderate è ormai una realtà. E' figlia della
balcanizzazione politica. Del sempre maggiore radicalismo della destra e della
sinistra estrema nonché del cinismo delle persone, ormai maggiormente
interessate a questioni pratico-economiche che all'ideologia. Solo chi riuscirà
a parlare al cuore dei moderati potrà votarli alla sua causa.
Gianluigi Usai
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