lunedì 6 ottobre 2014

Editoria? La svolta necessaria.

La comparsa di internet, quale mezzo d'informazione ed intrattenimento alternativo a libri e giornali, la globalizzazione, che sta progressivamente creando un'unica cultura planetaria, sommate ad una vita sempre più stressante, stanno rendendo la vita difficile al mondo dell'editoria. Con l'ausilio di Vittoria, autrice da pochi mesi del suo primo libro, e di Irene, giovane editrice, cercheremo di comprendere le ragioni della crisi del settore e le possibili risposte che questo dovrà dare per saper rispondere alle nuove esigenze dei lettori.

1. Come ti sei avvicinata al mondo dell'editoria? Qual'è stata la tua esperienza fino ad ora? 
Irene: Ho sempre avuto la passione per i libri e ho sempre desiderato lavorare a contatto con essi, perciò ho scelto di frequentare due corsi di laurea che mi hanno permesso di farlo. Grazie a questa scelta ho avuto la possibilità, in periodi diversi, di fare uno stage in una casa editrice e di lavorare con traduttori professionisti.
Vittoria: Mi sono avvicinata al mondo dell'editoria attraverso la pubblicazione del mio primo romanzo, dopo aver partecipato ad una selezione per scrittori emergenti, indetta dalla mia Casa Editrice, appunto. Fino ad ora la mia esperienza è stata positiva, ho ricevuto in breve tempo, un contratto piuttosto articolato, che, devo dire, ha soddisfatto le mie aspettative. La disponibilità per qualsiasi mio dubbio o perplessità, è stata inoltre immediata sin dal primo momento.

2. Quali pensi siano i principali problemi del settore? Pensi che la tecnologia, ovvero l'avvento dell'ebook, possa aiutare? 
I: Il problema principale è la mancanza generale di educazione alla lettura, e si acuisce in un periodo di crisi: meno soldi, meno acquisti, meno possibilità di investire. L'ebook non è romantico come un libro da sfogliare, ma rappresenta l'inevitabile adeguamento al mercato digitale, come già successo per film e musica. Senza dubbio è comodo poter avere centinaia di libri in un solo dispositivo; il rischio maggiore è costituito dalle riproduzioni illegali.
V: Ritengo che i principali problemi del settore riguardino in particolar modo le grandi difficoltà che uno scrittore sconosciuto, sia esso giovane o già in avanti con gli anni, trova nel riuscire a far pubblicare le proprie opere. Una casa editrice, a mio avviso, dovrebbe infatti valutare il valore delle opere che le vengono inviate, e non soppesare l'identità dello scrittore. In tempi recenti, per fare un esempio, vengono pubblicati troppo spesso libri i cui autori sono personaggi del mondo dello spettacolo, libri che magari non contengono alcun significato, scritti in modo orribile o addirittura da altri per loro, ma in quanto  appartenenti a persone già famose, vengono editi a prescindere.
Per quanto riguarda l'avvento dell'ebook, credo che da un lato, sia molto positivo, poiché le opere hanno una diffusione più capillare, questo però nel mondo dei giovani, o comunque di chi ha la possibilità di sfruttare la tecnologia. Un libro cartaceo è invece accessibile più o meno a tutti ormai, perciò sono dell'avviso che non debba mai essere soppiantato da quello in formato digitale, sia perché l'informazione e la cultura devono essere alla portata di ciascun individuo, sia per scongiurare il rischio di diventare eccessivamente dipendenti dal mondo computerizzato, alla stregua di veri e propri automi.

3. Amazon sta travolgendo le librerie e il loro attuale modo di essere. Quali provvedimenti, pensi, queste debbano adottare per arrestare il loro declino? 
I: Amazon è uno store globale, dove si trova di tutto, ed è facile rimanere affascinati dalla possibilità di avere tutto quello che vuoi a domicilio. La battaglia con un tale colosso sembra persa in partenza, ma le librerie, da parte loro, hanno due armi da sfruttare per riuscire a conviverci: trovare il modo di vendere in negozio il prodotto digitale e puntare sul contatto umano. Mettere il cliente al centro dell'attenzione, coinvolgerlo, consigliarlo, appassionarlo. La parola d'ordine deve essere "competenza", se il cliente-lettore la troverà continuerà a fidarsi.
V: Con l'impazzata di Amazon, le librerie, per evitare il loro declino, dovrebbero organizzare molto frequentemente delle serate interamente dedicate alla cultura, magari prefiggendosi un tema da affrontare, come per esempio il pensiero di un determinato autore, il contesto in cui si sviluppa e via dicendo, accompagnate da vendite promozionali; insomma, serate in cui il pubblico potrebbe intervenire ed interagire con gli organizzatori e i librai. In poche parole, rispolverare i vecchi "caffè letterari"!

4. Pensi che i concorsi letterari svolgano effettivamente quel ruolo di viatico dei nuovi talenti che si prefiggono?
I: Con lo sviluppo delle tecnologie digitali è nato anche il self-publishing, strumento che consente agli scrittori emergenti di farsi editori di se stessi. Tuttavia, penso che i concorsi letterari continuino a rivestire un ruolo importante per farsi notare dalle case editrici. Tentar non nuoce e vincere impreziosisce la proposta editoriale.
V: Parlando dei concorsi letterari, penso che essi possano effettivamente aiutare i nuovi talenti ad emergere, in base alla loro entità. Parlando con schiettezza, è risaputo che un concorso molto più importante e più seguito rispetto ad un altro, offra maggiori possibilità di rendersi visibili e crearsi un posto nell'ambito in questione.

5. Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?  
I: Tradurre libri, lavorare in una casa editrice, gestire una libreria tutta mia. Più semplicemente, trasformare una mia grande passione nella mia professione.
V: Il mio sogno nel cassetto è quello di continuare a scrivere, cosa che faccio sin da quando ero bambina, e pubblicare tanti libri, con la speranza che possano appassionare i miei lettori ed offrire loro piacevolissimi momenti.

6. Quando scrivi un libro esiste la così detta crisi di metà strada, ovvero la difficoltà nel continuare oltre la metà del libro. Come hai fatto a superarla?
V: Ebbene si, confermo che, almeno per quanto mi riguarda, esiste la cosiddetta crisi di metà strada. Solitamente infatti le idee si affollano all'inizio una dopo l'altra e man mano che procedo si diradano un po'. Arrivata a questo punto, rileggo più volte e con molta attenzione ciò che ho scritto precedentemente, in tal modo le idee ritornano e proseguo con la stesura sino a termine del libro.

7. Quali caratteristiche dovrebbe avere un libro per essere vincente sul mercato e appassionare i lettori? 
I: Se parliamo di narrativa, una storia originale, ben strutturata e ben scritta, è il punto di partenza. L'aspetto emozionale è di fondamentale importanza, un libro deve farti venir voglia di non staccare gli occhi dalla prima all'ultima pagina e di saltare le righe per sapere cosa accadrà. A un libro ben fatto, poi, deve aggiungersi una giusta strategia di marketing.

8. Quali sono i settori che, a vostro avviso, tirano per la maggiore?
I: Se non consideriamo i best-seller, i grossi nomi e i casi letterari, credo che la narrativa, in particolare il giallo in tutte le sue declinazioni, vada per la maggiore. Molto gettonati sono anche i libri di cucina (le trasmissioni televisive aiutano!) e i romanzi/biografie scritte da personaggi noti, che in un mercato editoriale vittima della crisi attirano i lettori con il proprio nome.
V: I generi che a mio avviso, oggigiorno vanno per la maggiore, sono il fantasy, e sempre più prepotentemente quello erotico.


Gianluigi Usai 

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