giovedì 29 maggio 2014

A lezioni di Riciclaggio

Il carico fiscale in Italia, fra il 1980 e il 2014, è cresciuta del 42% passando dal 31,4% al 44,6% del PIL.
La curva di Arthur Laffer mette in relazione l’andamento della pressione fiscale con il gettito. La punta corrispondente al massimo livello di tassazione tollerabile dall'economia. Una volta superata tale soglia il gettito tende progressivamente a diminuire con un risultato opposto rispetto a quello sperato. Questo fenomeno è ovvio visto che, l'eccessiva pressione fiscale, porterebbe ad una paralisi degli investimenti, una riduzione dei consumi ed ad una crescita consistente dell'economia sommersa. Secondo molti studiosi il livello massimo di tassazione compatibile con lo sviluppo nel lungo periodo è intorno al 30% del reddito.
Le imprese tendono sempre più a spostare la produzione in quei paesi dove la tassazione è meno penalizzante. Alle attuali condizioni l'azienda che vuole e può crescere non lo fa per linee interne, espandendo il proprio fatturato in Italia ed esportandone una quota, ma perseguirà la via dell'internazionalizzazione, effettuando acquisizioni all'estero e beneficiandosi della bassa imposizione che questi paesi offrono. Questo fenomeno sta impoverendo progressivamente il tessuto produttivo del nostro paese con delle tristi ed ovvie ripercussioni sul versante occupazionale. 
Altri, che non possono percorrere la via della fuga all'estero, ricorrono all'evasione fiscale. Fenomeno che si è convertito in emergenza nazionale, con un'economia sommersa arrivata a pesare per circa il 20% del PIL.
Quando parliamo di economia sommersa dobbiamo innanzitutto spiegare qual'è la differenza fra evasione ed elusione fiscale. Nel primo caso si dichiara un imponibile minore rispetto a quello reale mentre nel secondo caso, sfruttando la normativa fiscale, si fa passare un'operazione per un'altra che comporta minori imposte. Per tanti anni uno dei principali tributaristi italiani, prima di passare alla cronaca per le sue spericolate operazioni finanziarie, è stato Enrico Sindona. All'interno del libro "Il mistero di Sindona", scritto da Nick Tosches, il protagonista racconta all'autore alcune delle tecniche maggiormente utilizzate, allora come oggi, per riciclare il denaro sottratto al fisco. Ecco a voi una succinta ricostruzione,  tratta dal libro, di questi meccanismi.

Consulenza. Se per esempio tu volessi riciclare una quantità relativamente modesta di denaro, diciamo 150 milioni di dollari, tutto ciò che dovrai fare è costituire una società con certificati al portatore in un paradiso fiscale. Fatto ciò, depositerai il denaro sporco sul conto della società. Questa è protetta dalle leggi sulla segretezza, perciò nessuno verrà mai a sapere che dietro le quinte ci sei tu. Fra te e la società verrà stipulato un contratto di consulenza, o d'impiego, in cui verranno stabilite le condizioni di pagamento di immaginarie prestazioni professionali. Queste ti verranno pagate in denaro riciclato. Per un magistrato è virtualmente impossibile dimostrare che l'accordo fra te e la società è falso, soprattutto se i documenti sono stati redatti correttamente.

Sistema del doppio prezzo. Dovrai acquistare un immobile che, immaginiamo, sia stato valutato 3 milioni di dollari. Registrerai il pagamento di un milione di dollari e pagherai altri due con denaro sporco. Dopo l'acquisto spenderai una certa somma per migliorare l'immobile, diciamo 300 mila dollari. Dopo qualche mese, o dopo un anno, venderai la proprietà al prezzo di 3,3 milioni di dollari, il suo valore effettivo. Se sei un cittadino americano e se hai eseguito l'intera operazione in America, dovrai pagare circa il 25% di imposte sui due milioni di dollari di guadagno. Nel contempo avrai reso pulito un milione e mezzo di denaro sporco.

Sistema della doppia fatturazione. Questo era il metodo utilizzato dal partito comunista per finanziarsi. Ad un certo numero di selezionate ditte italiane fu concessa l'autorizzazione, dietro approvazione del PCI, di vendere determinati prodotti acquistati nell'Unione Sovietica. Le ditte russe spedivano nel Liechtenstein, a società appartenenti a italiani, merce che figurava in transito, quindi esente da dazi doganali. La merce costava, diciamo due dollari al chilogrammo quando il prezzo della merce era invece di tre. La società intermediaria rispediva la merce a determinate società italiane a due dollari e ottanta centesimi al chilogrammo, lasciando un margine di profitto di ottanta centesimi a una ditta di comodo di proprietà del PCI. Per i suoi servizi la ditta italiana traeva un guadagno, superiore al normale, di 20 centesimi al chilogrammo.

Agevolazioni. In molte regioni le industri godono di agevolazioni finanziarie e fiscali. Le agevolazioni consistono in un finanziamento a lungo termini e a basso tasso d'interesse e in sovvenzioni che hanno lo scopo di incoraggiare le ditte a sviluppare le aree più depresse. Supponiamo che gli impianti e i fabbricati del tuo stabilimento costino un milione di dollari. Una dita straniera, tua complice, che fornisce impianti e  progettazioni, ti rilascia, dopo regolare contratto, una fattura d'importo di 1,6 milioni di dollari. La tua società ottiene dallo stato un prestito da 1,28 milioni (80% del valore) e una sovvenzione di 320 mila dollari. Questo creerà un fondo nero di 600 mila dollari che, in seguito potrà essere riciclato con il sistema della doppia fatturazione. La tua società, cioè, comprerà sottocosto delle materie prime da una società straniera con azioni al portatore, di cui sei l'anonimo proprietario. Gli acquisti sottocosto proseguiranno finché i 600 mila dollari in nero non verranno resi puliti con la falsa contabilità sul conto perdite e profitti. In questo modo avrai un maggiore utile di 600 mila dollari (il denaro nero riciclato) sui quali pagherai un imposta sul reddito legalizzando, di conseguenza il capitale.

Gianluigi Usai
  

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