sabato 3 maggio 2014

Il calderone politico italiano

Risulta sempre più complesso comprendere le dinamiche del sistema politico italiano. Binario 13 ha deciso di compiere un esperimento. Si tratta di un brainstorming fra noi membri del blog su alcune delle principali tematiche oggi all'ordine del giorno.

Che giudizio dareste al Renzi persona?
Alberto: E' ambizioso, e non è certo un difetto, ha doti di comunicatore superiori a Berlusconi ed ha l'atteggiamento da fiorentino, anzi da dinastia dei Medici direi. Ha fatto gli scout, questo si che è il lato peggiore. Di certo ci voleva, è un po' come Mourinho.
Benedetta: Matteo Renzi è indubbiamente un uomo ambizioso, convinto da sempre della propria capacità di avere successo. Molto del suo carisma è fondato sulle sue doti comunicative, nonché sui molti slogan che hanno caratterizzato la campagna elettorale ma anche la successiva attività di premier. L'approccio alla Renzi per cui la politica non può più essere letta come dialettica e sintesi della complessità delle idee ma come rapido raggiungimento di obiettivi posti in successione, si allontana molto dal mio modo di vedere le cose
Michela: Al suo debutto (primarie contro Bersani) non mi era dispiaciuto. Nel suo ruolo di “rottamatore” mi sembrava promettere bene. Ora mi convince un po’ meno: proposte di “riforma” che sembrano più che altro trovate pubblicitarie, inidonee ad incidere granché sullo status quo.  
La mossa di Renzi contro Letta è stata eticamente corretta o necessaria?
Alberto: L'etica non esiste. Non rispondo alla domanda. Il fine giustifica i mezzi.
Benedetta: La mossa contro Letta non riesco a giudicarla come una mossa di realpolitik, vi leggo infatti anche un significato etico. Renzi ha passato il messaggio che  cambiamento per lui significa rapido rinnovamento, inteso come totale superamento dell'idea di processo, nonché dell'idea del rispetto di alcuni valori che nell'era della rapidità sembrano non poter essere più attuali
Michela: Politicamente scorretta (che le lotte fratricide rimangano interne al PD!) e forse anche poco oculata. Non si comprende se i peggiori nemici di Renzi siano i partiti all’opposizione, i partiti che sostengono il governo o il partito di cui egli è leader. Una vittoria elettorale forse avrebbe dato maggiore stabilità (e credibilità) al governo.
Quali dovrebbero essere le prime tre priorità di questo governo?
Alberto: (1) Fare cassa di almeno 30, 40 miliardi di privatizzazioni e liberalizzazioni. Sai bene che i soldi ci sono per farlo, a partire dalla RAI. (2) Eliminare un livello di amministrazione locale. Comuni, province e regioni sono troppi livelli.  Abolirei anche una camera. (3)Togliere i sussidi alle industrie e ai sindacati. Benedetta: Prima di tutto il lavoro e le riforme dello Stato sociale, alla luce dei vincoli di bilancio attuali occorre infatti capire come fare per continuare a garantire il rispetto dei diritti garanzie enunciate dalla nostra Costituzione. Poi la definizione di un progetto di politica industriale per il nostro paese, sopratutto in considerazioni delle numerose crisi che lo attraversano. La priorità investe anche la questione della definizione di un nuovo modello di sviluppo, questione necessariamente da affrontare in collaborazione con gli altri Paesi europei. Infine i diritti civili, se il governo fosse davvero un governo di sinistra dovrebbe impegnarsi a mettere dei punti fermi rispetto a molte questioni calde, quali la 194 e il suo effettivo rispetto, il riconoscimento delle coppie omosessuali, i problemi dell'integrazione delle seconde generazioni, la parità di genere.
Michela: Legge elettorale, in assoluto. Riforma del lavoro e riforma delle autonomie locali.
Quale vorreste fosse la conformazione del futuro senato?
Alberto: 100 senatori, se possibile eletti.
Benedetta:  Sul senato non ho ancora le idee chiare. Risponderò quando potrò meglio argomentare la mia posizione. 
Michela: Senato elettivo, formato dalle rappresentanze delle Regioni, con uguale numero di Senatori per ciascuna regione, chiamato ad esprimersi sia in relazione alle autonomie locali sia rispetto ad materie sensibili, su cui la garanzia del voto di una seconda camera, la cui maggioranza sia formata su una base diversa, potrebbe essere auspicabile.
Il centro destra che abbiamo conosciuto fino ad oggi è finito?
Alberto: Il centro destra che abbiamo conosciuto fino ad oggi non è mai esistito, è esistito Berlusconi e una serie di mezze seghe che venivano elette grazie ai suoi voti. In Italia la “destra” non liberale è una sorta di socialismo.
Benedetta: Il centro destra sta affrontando il dopo Berlusconi ma anche la nuova scena disegnata da Renzi. Occorre capire se prevarranno i modelli europei o ci sarà un assestamento su vecchie impostazioni poco lungimiranti e populiste. Lo scenario è poi reso complesso dal grande successo di movimenti e organizzazioni alquanto pericolose per la stabilità di questo Paese, che rappresentano anche per la nuova destra che va costruendosi un elemento di riflessione profonda.
Michela: Negli ultimi vent’anni in Italia (ma forse in tutto il secondo dopoguerra) non c’è stato un vero centrodestra, ma un partito personalista, portavoce di valori ideologicamente collocabili “a destra”. Non c’è centrodestra senza B., ma solo partitelli destinati a rimpasti vari e poi a morte certa. Simul stabunt simul cadent.
A livello internazionale, con quale paese l'Italia dovrebbe stringere un asse di ferro?
Alberto: Qualcuno fuori dall'asse Germania-Francia, ma che non sia una sorta di lega del Sud Europa. Io guarderei alla Russia..
Benedetta: Immagino che al di là dell'Italia la questione delle alleanze debba essere posta a livello europeo, è ora che l'Unione assuma una configurazione pienamente federale e si ponga l 'obiettivo  di sviluppare una politica estera comune fuori dalle logiche intergovernative. Oltretutto la posizione geografica dell'Europa impone questo importante cambiamento, sia per la definizione di soluzioni mutualistiche rispetto alla questione migratoria sia per i problemi legati alla sicurezza,  a fronte di una Russia sempre più ruggente e degli Stati Uniti che ancora ci ricordano il proprio rilevante peso.  
Michela: Difficile dirlo. In Europa, l’Italia è piuttosto lontana, quanto a esigenze e problematiche, dai Paesi che detengono la leadership economica e politica. 

Binario13

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