Mali: la guerra nel guerra nel cortile di casa.
L'emergenza Mali non è una cosa recente. Ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di un paese creato artificialmente da uno stato europeo, in questo caso la Francia, desideroso di liberarsi, il più rapidamente possibile e senza le debite ponderazioni su quelle che debbano essere le basi socio-culturali per la creazione di un nuovo stato, delle parti del suo impero coloniale ormai non più convenienti. Guardandone i confini, che paiono tracciati con un righello, non si può non confutare questa tesi. A livello etnico il paese risulta come un'accozzaglia di popolazioni distinte. Se ne contano ben sette diverse: Bambara (circa il 32% della popolazione e gruppo maggioritario), Bozo, Dogon, Malinke, Sarakollé, Songhai e Tuareg. Come in tutte le migliore tragedie africane alcune di queste etnie si sono impossessate progressivamente del potere emarginando e conducendo alla più tragica miseria le altre.
La conquista del Mali fu avviata dai francesi nel 1864 e ultimata da Joseph Gallieni, eroe della prima guerra mondiale, fra il 1880 e il 1898. Nel 1895 il Mali si convertì in colonia francese e fu incorporato nell'Africa Occidentale Francese (AOF), una federazione di colonie, formatasi in più fasi, comprendente Mauritania, Senegal, Sudan Francese (oggi Mali), Guinea, Costa d'Avorio, Niger, Alto Volta (oggi Burkina Faso) e Dahomey (oggi Benin). Questo immenso territorio era gestito da un Governatore Generale (residente a Dakar) assistito da dei Vice-Governatori regionali.
Fino alla fine della seconda guerra mondiale ogni attività politica nelle colonie era proibita. La svolta, che costituì il primo passo verso l'indipendenza del Mali, si ebbe nel 1946, quando nacque a Bamako il partito indipendentista Riunificazione Democratica Africana (RDA). Dopo dieci anni il Sudan francese (Mali) si convertì in una repubblica autonoma e con la conferenza di Bamako, il 29 e il 30 dicembre 1958, rappresentanti del Senegal, del Sudan francese, dell'Alto Volta e del Dahomey sancirono la nascita della Federazione del Mali. Dopo pochi mesi, a causa delle dispute fra senegalesi e sudanesi sulla ripartizione del potere, la Federazione affondò. Fatto che condusse, il 22 settembre 1960, alla nascita della Repubblica del Mali. Il primo presidente fu Modibo Keïta. Keïta orientò il neonato stato verso una socializzazione progressiva dell'economia, iniziando dall'agricoltura e dal commercio, con la creazione, nell'ottobre del 1960, della Somiex che aveva il monopolio delle esportazione e delle importazioni. Queste azioni, unite ad una politica monetaria disastrosa, che portò ad un elevata inflazione, posero le basi per il colpo di stato del 19 novembre del 1968, patrocinato dal terratenente Moussa Traoré che diede vita ad una dittatura. La democrazia ritornò solo nel 1992. Il personaggio simbolo di questo nuovo corso fu Alpha Oumar Konaré di cui prese il posto, con la vittoria alle elezioni del 2002, il generale Amadou Toumani Touré, candidato dell'opposizione e artefice, nel 1991, del colpo di stato che pose fine alla dittatura di Traoré. Per l'occidente il Mali degli anni '90 e inizi 2000 era un paese modello, a cui dare fiduccia e concedere fondi per lo sviluppo. A noi occidentali faceva comodo non vedere i veri problemi del paese, come l'emarginazione a la feroce repressione delle popolazioni Tuareg, o giustificarne altri, come i brogli elettorali e la radicalizzazione della politica interna, adducendo che si trattava di una giovane democrazia e, in quanto tale, gli occorreva tempo e sviluppo economico per stabilizzarsi e normalizzarsi.
I Tuareg sono una popolazione berberica africana che vive nomade in un territorio che comprende parti del Mali, del Niger ma anche dell'Algeria, della Libia, del Burkina Faso e del Ciad. Dalla nascita del Mali ad oggi si contano ben quattro sollevazioni di questa popolazione da sempre emarginata dai luoghi che contano:
- 1961 - 1964. La riforma agraria di Keïta andava a toccare le terre tradizionalmente dei Tuareg. Il governo maliano rispose alla guerriglia, praticata da queste popolazioni per fermare le politiche governative, con una forte repressione e sistematici massacri. Anche successivamente al conflitto le autorità non fecero nulla per cercare di integrare i Tuareg nella vita politica del paese o di aiutarli a superare la miseria in cui vivevano a causa delle devastazioni della guerra.
- 1990 - 1996. Le popolazioni Tuareg, esasperate dalla povertà e dall'emarginazione, crearono un loro stato indipendente, comprendente territori del Mali e del Niger. Ne seguì una nuova ondata di stermini. Per porre fine alle ostilità, con il patrocinio della Francia, i governi del Mali e del Niger offrirono ai Tuareg l'integrazione di loro elementi nelle sfere militari e civili e fondi per lo sviluppo.
- 2007 - 2009. Il mancato rispetto delle promesse fatte nel 1996 ai Tuareg da parte dei governi di Niger e Mali fu la causa della nuova sollevazione. Solo grazie alla mediazione dell'Algeria e ad un amnistia fu possibile, nel 2009, porre fine al conflitto.
La rivolta scoppiata nel gennaio del 2012 è la quarta in ordine di tempo. Le sue cause sono quelle di sempre unite agli effetti dirompenti della guerra in Libia. Campeggiata dal Movimento per la liberazione dell'Azawad (Mnla), nato dall'unione di gruppi formatisi durante le precedenti insurrezioni, a cui si è unito, successivamente, il movimento islamista salafita Ansar Dine, la rivolta si è rapidamente estesa. La risposta del governo del Mali è stata lenta e poco incisiva anche a cause delle divisioni che si erano create in seno alle forze armate, dopo l'inserimento in esse, negli anni precedenti, di 1.600 Tuareg, come previsto dagli accordi di pace del 2009. Molti soldati, abituati a vedere i Tuareg come nemici decisero di abbandonare l'esercito, andando ad unirsi alle milizie di nascenti signori della guerra locali.
Il 22 marzo un colpo di stato, diretto dal capitano Amadou Sanogo , ha abbattuto il presidente Touré accusato, da parte dell'esercito, di non aver saputo affrontare con la necessaria forza la minaccia dei separatisti. Grazie alla confusione generata dal golpe i separatisti sono riusciti a guadagnare velocemente terreno conquistando, in rapida successione, Gao (30 marzo), Timbuctù (1aprile) e Douentza (2 aprile).
Nello stesso giorno in cui la giunta militare, sotto le pressioni internazionali, accettava di restituire il potere ai civili, l’Mnla ha proclamato l’indipendenza dell’Azawad (5 aprile) con un comunicato apparso sul suo sito internet. Il documento, nel quale si fa riferimento al principio di autodeterminazione dei popoli, precisa che il nuovo Stato rispetterà i confini dei paesi limitrofi e la carta delle Nazioni Unite e che sarà governato secondo principi democratici. Peccato che poco dopo Ansar Dine, grazie al supporto di AQMI, l'Al Qaeda del Magreb, e di un altro movimento estremistico, il MUYAO, vittoriosa nel corso di duri scontri con l'Mnla, ha preso il controllo della rivolta e proclamato la Shari'a in tutto il Mali del nord.
L'Mlna, movimento fondamentalmente laico, aveva deciso di allearsi con Ansar Dine pur di liberare i Tuareg dall'oppressione delle etnie limitrofe. Ansar Dine però non era più però quel movimento di salafiti estremistici ma tranquilli di prima. Con la guerra in Libia, molti dei suoi membri avevano combattuto per conto di Gheddafi, e si erano ampiamente riforniti delle armi del dittatore, erano anche venuti a contato con Al Qaeda, radicalizzandosi.
Per la Francia la situazione è diventata esplosiva quando i separatisti, sotto la nuova direzione di Al Qaeda, hanno deciso di non accontentarsi più della parte nord del Mali ma di volere l'intero paese. Dopo la presa di Konna (9 gennaio 2013), i ribelli si sono diretti velocemente verso Mopti e l'aeroporto di Séveré, basilare nodo strategico. Dopo poche ore, il presidente francese Hollande, pur di evitare la caduta dell'importante infrastruttura, necessaria per ogni intervento, decide, in modo unilaterale, di attaccare i ribelli. Aerei francesi, presenti nel teatro e con base in Chad bombardano le colonne nemiche mentre forze speciali iniziano a sbarcare a Séveré (10 gennaio 2013). Nel frattempo il governo francese annunciava che sarebbero stati dispiegati in Mali fino a 2.500 soldati a cui si sarebbero aggiunti altri 2.000 soldati del Chad, conoscitori delle tecniche usate dai ribelli, e 2.500 soldati della Missione internazionale di appoggio al Mali (MISMA) capitanata dal generale nigeriano Sheho Abdulkadir. Già il 15 gennaio i soldati franco-africani, protetti dall'alto, hanno iniziato ad attaccare con forza i separatisti, prendendo, il 26 gennaio, Goa e, il 27 gennaio, Tumbuctù. Mentre i caccia continuano le loro incursioni sul nord i ribelli, a quanto emerge da immagini satellitari e da informazioni dell'intelligence, si stanno in parte nascondendo nel deserto, pronti a rapidi attacchi, e altri concentrando a Kidal, città settentrionale del Mali e vera e propria roccaforte di Andar Dine (il capo del movimento, Iyad Ag Ghali, è natio di Kidal).
La guerra sarà lunga e complessa poiché il risentimento dei Tuareg è forte, così come lo è la loro conoscenza del terreno e la complessità di operare in un'abbiente grosso due volte la Francia. Hollade è disposto ad accettare uno stato Tuareg, e infatti il 5 aprile, giorno della dichiarazione dell'indipendenza dell'Azawad, non intervenne, ma mai accetterà un Mali fondamentalista e punto di partenza per la destabilizzazione di tutti i governi del Sahel, zona dove la Francia ha immensi interessi.
Gianluigi Usai
Gianluigi Usai
Nessun commento:
Posta un commento